Domenica 20 settembre, ore 9:30: mezz'ora di teoria e poi subito al piano di sopra. Era la seconda edizione del workshop di fotografia di matrimonio a Villa Garnerone, a Trana, e come ad aprile i posti erano finiti settimane prima.
Vi racconto come è andata, stanza per stanza, perché ogni ambiente della villa ci ha costretto a risolvere un problema diverso. Ed è proprio questo il punto: fotografare un matrimonio significa entrare in luoghi che non avete scelto voi, con una luce che non potete spostare, e portare a casa comunque le immagini.
La camera azzurra: luce da finestra e pochi metri quadrati
Abbiamo cominciato dai preparativi della sposa, al piano di sopra. Pareti color carta da zucchero, un letto in ottone con la coperta ricamata, due porte finestre aperte sulle colline. Bellissima, e minuscola per nove persone con la reflex al collo.
La prima lezione è stata di posizione, prima ancora che di esposizione. In una stanza così il fotografo che si mette davanti alla finestra spegne la luce a tutti gli altri. Vi siete mossi lungo le pareti, vi siete accovacciati vicino al termosifone in ghisa, avete usato lo specchio con la cornice dorata per avere due punti di vista nello stesso scatto. La sposa non deve mai sentirsi accerchiata: se respira male lei, si vede in ogni foto.
Il salone visto dalla balconata
Poi siamo scesi nel salone: divani di velluto verde oliva, un tappeto con i bordi rossi, il lampadario in ferro battuto appeso al centro e una balconata in legno che corre tutto intorno. Qui si è chiuso l'abito, con la damigella che sistemava i lacci sulla schiena.
Metà del gruppo è rimasta giù, l'altra metà è salita in balconata. Da sopra il tappeto diventa una cornice, la gonna in raso si apre come un cerchio e i gesti delle mani si leggono meglio. Da sotto, invece, la luce era scarsa e calda: era il momento giusto per provare il flash di riempimento senza appiattire la pelle. Abbiamo lavorato sul rimbalzo verso il soffitto a cassettoni e sulla potenza bassa, quanto basta per aprire le ombre sulla schiena della sposa e lasciare intatto il colore del legno.
La facciata: dirigere senza mettere in posa
Fuori, la facciata in mattoni con le colonne e i due leoni di pietra sulla scalinata. Gli sposi sono usciti dal portone e lì è arrivata la domanda che sento a ogni workshop: quanto devo intervenire?
Pochissimo, ma con precisione. Una frase per farli avvicinare, una per farli girare verso la luce, poi silenzio e scatti. Le pose costruite si riconoscono subito, il bacio controluce sulla soglia invece è nato da solo, mentre io dicevo soltanto "restate lì un attimo". Nel frattempo vi ho chiesto di cambiare focale ogni tre o quattro scatti: largo per raccontare la villa, stretto per le mani e i volti.
La cerimonia sotto gli ulivi
La cerimonia si è svolta nel parco, al tavolo in legno sotto gli ulivi, con le rose bianche accanto al tavolo e le statue in marmo sullo sfondo. Erano quasi le dodici: sole alto, cielo senza una nuvola, foglie che proiettavano macchie di luce ovunque.
È la situazione che spaventa di più, ed è quella che troverete più spesso. Abbiamo lavorato su tre cose. Prima, controllare dove cadono le chiazze di sole sui volti e spostarsi di un passo per toglierle, invece di sperare di recuperarle dopo. Seconda, esporre per le alte luci dell'abito bianco. Terza, stare bassi, in ginocchio sull'erba, per usare la chioma degli ulivi come tetto e il prato come fondale pulito. Il fotografo che si inginocchia vicino al tavolo porta a casa le fedi; quello che resta in piedi dietro porta a casa le nuche degli invitati.
Il pranzo, e la revisione degli scatti
Alle 13 ci siamo seduti sulla terrazza in pietra, all'ombra del grande albero, con la statua bianca alle spalle. Subito dopo, schede alla mano, abbiamo guardato insieme gli scatti della mattina. È la parte del workshop che preferisco: vedere sul display dove l'occhio di ciascuno si è fermato, cosa ha tagliato, cosa ha lasciato fuori. Gli errori del mattino diventano il briefing del pomeriggio.
Il pomeriggio nel parco e i ritratti con la Lotus
Il pomeriggio era per la coppia. Il viale in pavé, le statue lungo il prato, gli ulivi con i tronchi contorti e le montagne della Val Sangone sullo sfondo. E poi una Lotus Elise arancione parcheggiata davanti a una statua di marmo, con il bouquet di rose bianche sul cofano.
Un'auto così è un regalo e una trappola. L'arancione è più forte di qualsiasi abito e se lo lasciate fare si prende tutta la foto. Vi ho chiesto di usarla come linea, non come soggetto: la portiera aperta che accompagna lo sguardo verso la sposa, il riflesso del cielo sul parabrezza, il taglio stretto che lascia della carrozzeria solo una curva. Qualcuno si è inginocchiato sul pavé per avere il muso dell'auto in primo piano e la statua alle spalle della sposa. Ha funzionato.
Cosa vi portate a casa
Alle 17 abbiamo consegnato gli attestati, ma il lavoro non finisce lì. Entro 30 giorni ognuno di voi riceve l'analisi delle proprie immagini, scatto per scatto, e il gruppo WhatsApp resta aperto per le domande che arrivano mentre si fa la selezione a casa.
Una giornata non vi trasforma in fotografi di matrimonio. Vi fa però vivere, in otto ore, tutte le situazioni di luce e di spazio che un matrimonio vero vi mette davanti, con qualcuno accanto che vi dice dove spostarvi prima che il momento passi.
Galleria
Cosa hanno scritto i partecipanti
"L'esperienza del workshop di fotografia di matrimonio è stata bellissima. Un corso ben organizzato. Elisabetta è una professionista, sempre molto disponibile a dare consigli utili. Per me è stata una giornata indimenticabile."Catalin B.
"Esperienza unica, una persona eccezionale che sa trasmettere la sua esperienza in maniera semplice e divertente."Manuel T.
"Non ci sono commenti da fare, la sua professionalità ed esperienza dicono tutto."Paolo P.
Elisabetta Rosso su Google · 4,9/5 · 127 recensioni verificate
La prossima edizione
Due edizioni, due sold out. Stiamo già lavorando alla prossima data del workshop di fotografia di matrimonio: per sapere quando apriamo le iscrizioni, entrate nel canale WhatsApp di Photolab Academy.
Se nel frattempo volete studiare con calma, il corso di wedding photography segue lo stesso metodo. E se vi interessa un'esperienza dal vivo su un altro genere, il 18 ottobre ci vediamo a Firenze per Lo sguardo del fotografo.
Domande frequenti
Serve esperienza per partecipare al workshop di fotografia di matrimonio?
Serve saper usare la fotocamera in modalità manuale. Non è necessario aver già fotografato un matrimonio: il workshop è pensato proprio per farvi provare tutte le fasi della giornata in sicurezza.
Che attrezzatura devo portare?
La vostra fotocamera, un obiettivo zoom standard e, se lo avete, un fisso luminoso per i ritratti. Il flash è utile per gli interni. Portate batterie e schede di ricambio: in una giornata si scatta molto più di quanto si pensi.
