Ebbene sì, non poteva mancare. Dopo aver girato a lungo intorno alla composizione, è il momento di affrontare le due griglie di cui parlano tutti: la sezione aurea e la regola dei terzi. Lasciate che faccia uscire per qualche riga l'ingegnere che c'è in me, poi torno fotografa e vi prometto che la parte pratica vale la piccola dose di matematica.

La sezione aurea, in parole semplici

La sezione aurea è un rapporto di proporzioni rappresentato da un numero irrazionale che possiamo approssimare con 1,62. Detta in modo meno freddo: se prendo un segmento e lo divido in due parti, una più lunga e una più corta, la divisione è aurea quando il segmento intero sta alla parte lunga come la parte lunga sta a quella corta. Sembra un gioco di parole, ma è una proporzione che il nostro occhio riconosce come naturale.

Non a caso questa proporzione ricorre in natura, nelle conchiglie, nella disposizione delle foglie, nelle galassie. Per secoli filosofi e artisti ci hanno visto una sorta di canone di bellezza, quasi la firma di un ordine superiore, e hanno cercato di riproporla in architettura, scultura e pittura. L'Uomo Vitruviano e la Gioconda sono solo gli esempi più famosi. Persino la serie di Fibonacci, quella in cui ogni numero è la somma dei due precedenti, disegna una spirale che è figlia della stessa proporzione.

Se traduciamo tutto questo in una griglia da appoggiare sul fotogramma, per decidere dove mettere gli elementi, otteniamo una suddivisione più o meno come questa.

Dalla sezione aurea alla regola dei terzi

Qui arriva la buona notizia per chi ha già mal di testa. La regola dei terzi è una versione semplificata della sezione aurea. Invece di calcolare i punti aurei, dividiamo l'immagine in tre parti uguali in orizzontale e tre in verticale, come una griglia per il tris. Le linee non cadono esattamente dove cadrebbero quelle auree, ma molto vicino, e in cambio sono immediate da immaginare nel mirino senza fare conti.

È per questo che la regola dei terzi è insieme amatissima e odiatissima. Amata perché è il primo strumento concreto che diamo in mano a chi inizia, e funziona quasi sempre. Odiata perché, se applicata in modo meccanico, rischia di trasformare ogni scatto nello stesso scatto. La verità è che è un ottimo punto di partenza, non un punto di arrivo.

I punti di forza

Le suddivisioni di queste griglie servono a una cosa sola: aiutarci a posizionare il soggetto nei punti in cui si concentra naturalmente l'attenzione di chi guarda. Le quattro intersezioni delle linee sono i cosiddetti punti di forza. Mettere il soggetto in uno di questi punti, anziché piantarlo al centro, dà respiro all'immagine e quasi sempre la rende più dinamica.

Vale anche per le linee, non solo per i punti. La linea dell'orizzonte, ad esempio, raramente sta bene a metà esatta del fotogramma: spostarla sul terzo superiore o inferiore decide se vogliamo dare più peso al cielo o alla terra. È lo stesso ragionamento che porto avanti, esempi alla mano, nel corso di composizione avanzata, e che si lega a come la mente raggruppa gli elementi secondo la teoria della Gestalt. Come spesso accade, tutto si tiene.

Un esempio sul campo

Prendiamo una fotografia che ho costruito proprio sulla griglia dei terzi, nel parco nazionale di Yellowstone.

Albero secco nel parco nazionale di Yellowstone posizionato sulla linea dei terzi verticale, fotografia di paesaggio
Yellowstone: l'albero secco cade sulla linea dei terzi verticale, l'orizzonte sulla linea bassa. Foto di Elisabetta Rosso.

Il soggetto, l'albero secco, è inserito su una delle linee dei terzi verticali, e già questo costruisce un'immagine dinamica e piacevole invece che statica. La leggera inclinazione diagonale del tronco aggiunge movimento, e la punta dell'albero si spinge verso il punto di forza in alto a destra, accompagnando l'occhio. Anche la linea formata dalle cime degli alberi sullo sfondo cade su una delle linee dei terzi, non a caso. Niente di tutto questo è stato calcolato col righello sul posto: è diventato un automatismo a forza di guardare.

Non diventare schiavo della griglia

Ed eccoci al punto più importante, quello che molti tutorial dimenticano. La regola dei terzi non è una legge, è un suggerimento. Esistono fotografie bellissime con il soggetto perfettamente al centro, in cui la simmetria è proprio il messaggio, e fotografie che ignorano ogni griglia perché seguono una logica tutta loro. Conoscere la regola serve esattamente a questo: poterla rompere con consapevolezza, e non per distrazione.

Il mio consiglio pratico è di attivare la griglia dei terzi nel mirino o sullo schermo della fotocamera e tenerla accesa per un po'. All'inizio vi guiderà, vi ricorderà di spostare il soggetto e l'orizzonte dal centro. Dopo qualche settimana smetterete di vederla come un vincolo e comincerete a sentire da soli quando vale la pena seguirla e quando, invece, l'istinto vi sta chiedendo di fare altro. È in quel momento che la regola ha finito il suo lavoro e la composizione diventa davvero vostra.

Comporre già nel mirino, non in postproduzione

Un'ultima raccomandazione che mi sta a cuore. La regola dei terzi è uno strumento di scatto, non di ritaglio. È vero che in postproduzione si può ricomporre tagliando l'immagine, e a volte serve, ma se mi abituo a sistemare tutto dopo finisco per fotografare con pigrizia, lasciando troppo spazio inutile attorno al soggetto e fidandomi del crop. Ogni ritaglio, inoltre, butta via pixel e quindi qualità.

Molto meglio prendere l'abitudine di pensare alla griglia mentre inquadro, prima di premere il pulsante. Mi chiedo dove voglio che cada il soggetto, dove metto l'orizzonte, verso quale punto di forza voglio accompagnare lo sguardo. Sono pochi secondi che cambiano completamente lo scatto, e a forza di ripeterli diventano un gesto naturale. La differenza tra una foto composta nel mirino e una raddrizzata al computer si vede quasi sempre, e si sente.

Domande frequenti

Che cos'è la regola dei terzi?

È una griglia compositiva che divide il fotogramma in nove parti uguali con due linee orizzontali e due verticali. Posizionare il soggetto lungo queste linee, o nei quattro punti in cui si incrociano, di solito rende l'immagine più dinamica ed equilibrata rispetto al soggetto messo al centro.

Che differenza c'è tra regola dei terzi e sezione aurea?

La sezione aurea è una proporzione matematica, circa 1 a 1,62, usata da secoli in arte e architettura. La regola dei terzi ne è una versione semplificata e più pratica: le linee cadono a un terzo invece che nei punti aurei, ma l'idea di fondo, spostare il soggetto dal centro, è la stessa.

Bisogna seguire sempre la regola dei terzi?

No. È un punto di partenza utile, non un obbligo. Molte foto forti mettono il soggetto al centro o ignorano la griglia di proposito. Conviene impararla bene per poi decidere consapevolmente quando seguirla e quando romperla.

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