Oggi, prima di iniziare il workshop di composizione in studio, mi sono svegliata con questa riflessione. Avete presente quelle persone che urlano sempre, qualsiasi cosa dicano e di qualsiasi argomento parlino? O quelle che vi toccano in continuazione mentre parlano? Persone così eccessive, e di conseguenza moleste, che non riuscite nemmeno a concentrarvi su quello che stanno dicendo: il contenuto sparisce in un mare di eccessi. Ecco, alcune fotografie, e alcuni fotografi, sono così.

Avete presente quel contrasto al duemilaottocento per cento? Quella saturazione all'ottomila per cento sempre e comunque? I cieli fosforescenti e l'erba radioattiva? Oppure i ritratti in cui gli occhi sono talmente bianchi da sembrare alieni e la pelle quella di una bambola? Non parlo di foto volgari, lì si aprirebbe un altro capitolo. Parlo dell'eccesso sempre e comunque, perché la foto sia inevitabilmente acchiappante, e che poi faccia schifo non importa. Ecco, anche no.

Esempio di postproduzione eccessiva su una barca a Djupavik, con contrasto e saturazione esagerati
Postproduzione eccessiva: contrasto e saturazione spinti oltre misura. Ecco, anche no.

Sia chiaro: io sono una superfan della postproduzione efficace, mirata a trasmettere un messaggio. Credo che la foto inizi nella testa e finisca con lo sviluppo, ma uno sviluppo efficace, non fatto a caso. Approfondiamo proprio questo nel corso di postproduzione.

Oggi quindi parlo di delicatezza e senso della misura, una qualità tanto bella quanto sottovalutata. Prendete una barca a Djupavik e applicateci filtri a volontà: il risultato non funziona, e non ditemi che non ne avete mai viste così. Imparare a fermarsi al punto giusto è parte della composizione consapevole che insegno nel corso di composizione avanzata. Che ne dite?

Domande frequenti

Perché troppa postproduzione rovina una foto?

Perché l'eccesso, come il contrasto e la saturazione spinti al massimo o i cieli fosforescenti, è come una persona che urla sempre: il contenuto sparisce in un mare di eccessi e chi guarda non riesce a concentrarsi sul messaggio.

La postproduzione è sbagliata in sé?

No. La postproduzione efficace e mirata a trasmettere un messaggio è preziosa: la foto inizia nella testa e finisce con lo sviluppo. Il problema è l'eccesso fine a se stesso, fatto solo per rendere l'immagine acchiappante.

Cosa significa delicatezza in fotografia?

Significa senso della misura: intervenire con eleganza, senza strafare, lasciando che il soggetto e l'emozione emergano. È una qualità tanto bella quanto sottovalutata.

Elisabetta Rosso, fotografa e docente di Photolab Academy

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